Le donne e le due ruote

Pochissimo si è detto e letto delle donne e del loro rapporto con le due ruote, finora effettivamente questo fenomeno riguardava pochissimi casi e non era una situazione diffusa, ma ora la realtà si sta modificando e sono sempre di più le donne alla guida delle moto; il gentil sesso sembra muoversi in maniera assolutamente rilassata e tranquilla sulle moto ed l’ufficio studi di Direct Line ha voluto dedicare una ricerca a questo fenomeno in costante aumento.

Innanzitutto viene dato il massimo rispetto alle motocicliste, che non vengono per nulla considerate un pericolo pubblico dagli intervistati: infatti quasi il quaranta per cento, 39%, degli uomini intervistati definisce le donne alla guida delle due ruote anche più prudenti dei motociclisti; circa il diciassette per cento degli uomini afferma di non essere per nulla preoccupato dallo stile di guida femminile. Inoltre c’è anche una discreta percentuale di maschi che trova molto seducenti le donne in sella ad una moto, lo pensano il ventidue per cento degli uomini intervistati che hanno tra i 35 ed i 45 anni. Coloro che hanno più di 45 anni ritengono, ben nel 57% dei casi, che le motocicliste siano molto più attente dei maschi.

Continua ad esistere, purtroppo, ancora una parte della popolazione che resta ancorata ai proprio preconcetti, è il caso di quel sei per cento di intervistati che definisce le donne inadatte a guidare le moto perché non aiutate dal fisico; questo dato percentuale aumenta nella fascia dei giovani sotto i trentacinque anni, toccando il 35 per cento.

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Questo post è stato scritto da admin in data Giugno 17, 2011

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Al meridione solo l’1% di chi viaggia sul sedile posteriore allaccia la cintura

Qualcuno, probabilmente, non sa nemmeno che sul sedile posteriore ci siano le cinture di sicurezza. E già perché se l’uso delle cinture anteriori è migliorato (in Europa oggi le usano il 70% degli automobilisti), quelle posteriori sono totalmente ignorate: la percentuale europea dell’uso si ferma appena al 53%, in Italia le percentuali sono irrisorie, si calcola intorno all’uno per cento al Sud, 10% al Nord e 5% in media nelle aree urbane. Talmente irrisorie anche perché non esistono controlli, pur in presenza di norme precise: il Codice della Strada prevede una sanzione per chi non fa uso delle cinture (indifferentemente anteriori o posteriori) di 74 euro con la perdita di 5 punti dalla patente.

Eppure, come spiegano fino alla noia i tecnici di infortunistica stradale, in caso d’urto un trasportato posteriore si trasforma in una specie di proiettile, che va a sbattere normalmente contro la testa del conducente o del passeggero anteriore, procurandogli spesso un trauma cranico grave, spesso mortale. Così chi viaggia davanti, pur indossando la cintura, se dietro trasporta una persona non alloggiata corre pericoli gravissimi.

Parte da questa situazione la campagna “Stringiamoci alla vita” voluta dall’Asaps, associazione amici Polizia stradale, “Una campagna, spiega il presidente Giordano Biserni, che serve a sottolineare più in generale l’importanza delle cinture visto che in Italia tre italiani su 10 non abbiano compreso che l’uso delle cinture, prima ancora di essere osservanza della legge, è un dovere verso se stessi e verso i propri cari. Tutti gli studi svolti, infatti, indicano che le cinture possono concretamente aiutarci a mantenerci in salute nel malaugurato caso si sia coinvolti in un incidente, anche a bassa velocità. Insomma un semplice click moltiplica per 10 le vostre probabilità di sopravvivenza”.

I numeri parlano chiaro e non lasciano scampo: le cinture vengono usate con molta diversità da regione a regione, e principalmente fuori dei centri abitati da quasi l’80% dei conducenti e passeggeri anteriori. in città, la media di utilizzo è del 70% (80% al Nord, 65% al Centro, 55% al Sud), ma solo per quanto riguarda, sempre, i posti anteriori.

Insomma tutti pensano che le cinture servano solo in autostrada e sulle strade extraurbane, ma questo è un errore imperdonabile perché in realtà le cinture sviluppano il massimo della loro efficacia fra i 30 e i 110 Km/h. Con la punta massima di differenza nei dati della mortalità fra i 40 e i 70 km/h. Stesso discorso per i seggiolini dei bambini.

Ma che efficacia potrebbe avere una massiccia campagna per l’uso delle cinture di sicurezza? E’ stato calcolato dalla Ue che si potrebbero realisticamente salvare almeno 4.300 vite e 275.000 feriti. In Italia tutto questo porterebbe a salvare circa 5-600 vite e 30.000 feriti l’anno.

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