Al meridione solo l’1% di chi viaggia sul sedile posteriore allaccia la cintura

Qualcuno, probabilmente, non sa nemmeno che sul sedile posteriore ci siano le cinture di sicurezza. E già perché se l’uso delle cinture anteriori è migliorato (in Europa oggi le usano il 70% degli automobilisti), quelle posteriori sono totalmente ignorate: la percentuale europea dell’uso si ferma appena al 53%, in Italia le percentuali sono irrisorie, si calcola intorno all’uno per cento al Sud, 10% al Nord e 5% in media nelle aree urbane. Talmente irrisorie anche perché non esistono controlli, pur in presenza di norme precise: il Codice della Strada prevede una sanzione per chi non fa uso delle cinture (indifferentemente anteriori o posteriori) di 74 euro con la perdita di 5 punti dalla patente.

Eppure, come spiegano fino alla noia i tecnici di infortunistica stradale, in caso d’urto un trasportato posteriore si trasforma in una specie di proiettile, che va a sbattere normalmente contro la testa del conducente o del passeggero anteriore, procurandogli spesso un trauma cranico grave, spesso mortale. Così chi viaggia davanti, pur indossando la cintura, se dietro trasporta una persona non alloggiata corre pericoli gravissimi.

Parte da questa situazione la campagna “Stringiamoci alla vita” voluta dall’Asaps, associazione amici Polizia stradale, “Una campagna, spiega il presidente Giordano Biserni, che serve a sottolineare più in generale l’importanza delle cinture visto che in Italia tre italiani su 10 non abbiano compreso che l’uso delle cinture, prima ancora di essere osservanza della legge, è un dovere verso se stessi e verso i propri cari. Tutti gli studi svolti, infatti, indicano che le cinture possono concretamente aiutarci a mantenerci in salute nel malaugurato caso si sia coinvolti in un incidente, anche a bassa velocità. Insomma un semplice click moltiplica per 10 le vostre probabilità di sopravvivenza”.

I numeri parlano chiaro e non lasciano scampo: le cinture vengono usate con molta diversità da regione a regione, e principalmente fuori dei centri abitati da quasi l’80% dei conducenti e passeggeri anteriori. in città, la media di utilizzo è del 70% (80% al Nord, 65% al Centro, 55% al Sud), ma solo per quanto riguarda, sempre, i posti anteriori.

Insomma tutti pensano che le cinture servano solo in autostrada e sulle strade extraurbane, ma questo è un errore imperdonabile perché in realtà le cinture sviluppano il massimo della loro efficacia fra i 30 e i 110 Km/h. Con la punta massima di differenza nei dati della mortalità fra i 40 e i 70 km/h. Stesso discorso per i seggiolini dei bambini.

Ma che efficacia potrebbe avere una massiccia campagna per l’uso delle cinture di sicurezza? E’ stato calcolato dalla Ue che si potrebbero realisticamente salvare almeno 4.300 vite e 275.000 feriti. In Italia tutto questo porterebbe a salvare circa 5-600 vite e 30.000 feriti l’anno.

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1,5 milioni di euro per la sicurezza stradale

Questa è la cifra che verrà destinata alle politiche di sostegno per la sicurezza stradale, oltre 1 milione di euro che si andrà ad aggiungere agli altri 3milioni di euro che il Ministero della Gioventù ha intenzione di destinare alle iniziative volte a contrastare la piaga delle stragi del sabato notte. Ad annunciare questa volontà, il 15 novembre, è stato il Ministro Meloni, che in occasione della giornata mondiale delle vittime della strada ha contribuito a spostare l’attenzione su un problema sociale come questo e che purtroppo crea 14 morti e 893 feriti ogni giorno; le vittime molto spesso sono giovanissime, la fascia 25-29 anni risulta essere quella con il numero più alto di morti e quella tra i 20 e i 24 registra più feriti.

 

A questo proposito il Ministro Meloni ha sottolineato che lo stanziamento annunciato servirà per sostenere numerose attività che verranno realizzate su tutto il territorio nazionale e tra le quali avrà un ruolo importante l’attenzione all’educazione stradale. “Siamo fortemente convinti che sia necessario punire gli irresponsabili, ma che non basti. Dobbiamo lavorare su prevenzione e informazione e portarle nei luoghi di ritrovo dei giovani, come discoteche e locali” ha affermato Il Ministro Meloni.

 

A questo scopo è nata l’Operazione Naso Rosso: l’iniziativa verrà gestita dall’Istituto Superiore di Sanità e coinvolgerà tutti gli operatori dell’industria della notte. Verranno organizzati dei corsi, presso l’Istituto di Sanità, per coloro che decideranno di contribuire all’operazione e che s’impegneranno a gestire in maniera più responsabile e consapevole il rapporto con i ragazzi che vivono la notte. L’Operazione Naso Rosso pone la sua attenzione anche su iniziative che garantiscano un servizio di accompagnamento per quei guidatori che hanno bevuto un bicchiere di troppo e che non se la sentono di riprendere la loro automobile per tornare a casa, evitando così di essere un pericolo per loro e per gli altri.

 

(Fonte - Redazione)

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Questo post è stato scritto da admin in data Novembre 18, 2009

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