Fiat e dipendenti: da Happy ai cuori spezzati

Dopo lo spot aziendale con gli operai dello stabilimento di Melfi che danzano sulle note della canzone Happy di Pharrell Williams, la Fiat continua ad alimentare la lotta con i sindacati, Cobas in prima linea.

Per quello spot l’azienda torinese si è presa una denuncia in quanto nel girare il filmato, a detta dei sindacalisti, si sono violate tutte le norme per l’antinfortunistica. Come se non bastasse, i Cobas di Pomigliano hanno denunciato la Fiat per l’iniziativa di guerrilla marketing, se così vogliamo definirla, che l’azienda ha portato avanti con i suoi dipendenti.

All’uscita dal turno di lavoro, infatti, qualche giorno fa, gli operai che possiedono un’auto straniera e che era parcheggiata nello stabilimento, si sono ritrovati con la vettura ricoperta di cellofan e un cuore rosso infranto apposto sopra. Non mancava anche la promessa di un piccolo sconto qualora si voglia cambiare la macchina e comprarne una made in Italy. Come hanno sottolineato dai vertici, gli italiani non nutrono l’amore necessario per i prodotti nostrani e non valorizzano i prodotti del nostro Paese, come avviene al contrario in Francia dove chiunque guida un’auto francese, istituzioni in primis.

Il sindacato dei Cobas ha denunciato questa operazione come mobbing e intimidazione. Mentre dalla Fim sono giunti toni molto meno polemici, anzi, giustificativi di un’azione che voleva soltanto far parlare di sé e scuotere l’opinione pubblica. È chiaro, come hanno sottolineato i portavoce del sindacato, che chiunque si augura ragionevolmente che a queste trovate di marketing segua una ripresa della produzione di cui beneficerebbero senz’altro i dipendenti per primi che, allora sì, potrebbero valutare un nuovo acquisto.

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Questo post è stato scritto da admin in data Aprile 14, 2014

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Un salone dell’auto italiano: forse a Milano

Si è fatto appena in tempo a digerire la notizia dell’annullamento del Motorshow di Bologna, che adesso si aprono le prospettive per un altro salone in Italia, quello di Milano.

Portabandiera di questa idea e del progetto è Alfredo Cazzola, l’uomo che per 27 anni è stato patron del salone bolognese e che ora non ha più vincoli di concorrenza con la Gl Events, la società francese che ne ha preso la gestione, la stessa che ha deciso la cancellazione per l’edizione 2013 a causa della mancata adesione delle case produttrici.

Il salone milanese si chiamerà Milano auto show e il suo svolgimento è stato fissato già dall’11 al 21 dicembre 2014, vale a dire solo a distanza di un mese dall’Eicma e meno di un anno dall’Expo. L’evento si svolgerà nel polo fieristico di Rho, ma Cazzola vuole che tutta la città sia coinvolta e protagonista con eventi sparsi su tutto il territorio.

Per Cazzola l’Italia, dopo la chiusura di Bologna, non può arrendersi a non avere più un salone dell’auto, così bisogna tirare fuori le motivazioni e le idee innovative che possano convincere le case automobilistiche a valutare l’ipotesi di partecipazione come voce concreta dei loro bilanci. Certamente il nuovo salone di Cazzola avrà una nuova prospettiva e un’attenzione crescente alla tecnologia, al rispetto dell’ambiente e al design, le tre leve che oggi muovono i nuovi progetti nel settore dei motori.

Le prime reazioni delle case produttrici non fanno proprio ben sperare gli appassionati. La Fiat, per esempio, ha ufficialmente bocciato l’idea affermando, tramite un portavoce, che in Europa non servono altri saloni. Bologna ha chiuso, secondo il Lingotto, perché le esigenze di ogni componente del mercato, ossia media, pubblico e case produttrici, sono soddisfatte del tutto dai saloni di Francoforte, da quello di Parigi e da Ginevra. In Italia non ci saranno saloni per la casa di Torino che ha perfino allontanato l’ipotesi di un “motorshow” in casa Fiat.

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Questo post è stato scritto da admin in data Novembre 25, 2013

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