Nuova proposta Asaps: revisione annuale della patente per chi ha più di 80 anni

La mobilità del futuro è uno degli ultimi temi affrontati dall’Asaps (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) che ha voluto guardare avanti e ha lanciato una proposta significativa: introdurre la revisione annuale della patente per chi ha più di ottanta anni. Questa proposta è così importante poiché tiene conto della situazione che si verrà a creare nei prossimi anni, infatti, il numero di anziani che vedremo alla guida è destinato ad aumentare in maniera sensibile. Questo aumento di anziani alla guida preoccupa, da uno studio effettuato dallo European Transport Safety Council, emerge che un guidatore anziano è 16 volte più a rischio di incidente di uno giovane e uno dei motivi principali è la poco reattività.
Secondo l’ETSC, come scritto nell’Annuario della Sicurezza Stradale 2010 redatto dall’Asaps, ogni anno muoiono sulle strade europee oltre 8.000 persone sopra i 65: il 38% è rappresentato da pedoni, il 26% da automobilisti e il 5% da motociclisti.
Lo studio, che ha preso in considerazione ben 29 paesi europei, evidenzia la necessità di intervenire concretamente. Se non si prenderanno provvedimenti adeguati si potrebbe passare dall’attuale tasso di mortalità “grigia” del 17% ad un più ampio 30% previsto per il 2050. Ecco perché è necessario rivedere le modalità di rinnovo della patente.
Attualmente in Italia, come in molti altri Paesi, la patente di categoria A e B ha validità per 10 anni. Dopo il compimento dei 50 anni d’età la validità diventa di 5 anni. Prendendo atto di quello che prevede la Legge e partendo dal presupposto che il numero di anziani alla guida crescerà inesorabilmente, l’Asaps propone l’introduzione dell’obbligo di revisione  annuale della patente per chi ha più di 80 anni. Quindi integrare il via libera da parte del medico, con un test di pratica e un corso di teoria per rinfrescare la memoria.

(Fonte – Redazione)

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Questo post è stato scritto da admin in data Giugno 3, 2010

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Al meridione solo l’1% di chi viaggia sul sedile posteriore allaccia la cintura

Qualcuno, probabilmente, non sa nemmeno che sul sedile posteriore ci siano le cinture di sicurezza. E già perché se l’uso delle cinture anteriori è migliorato (in Europa oggi le usano il 70% degli automobilisti), quelle posteriori sono totalmente ignorate: la percentuale europea dell’uso si ferma appena al 53%, in Italia le percentuali sono irrisorie, si calcola intorno all’uno per cento al Sud, 10% al Nord e 5% in media nelle aree urbane. Talmente irrisorie anche perché non esistono controlli, pur in presenza di norme precise: il Codice della Strada prevede una sanzione per chi non fa uso delle cinture (indifferentemente anteriori o posteriori) di 74 euro con la perdita di 5 punti dalla patente.

Eppure, come spiegano fino alla noia i tecnici di infortunistica stradale, in caso d’urto un trasportato posteriore si trasforma in una specie di proiettile, che va a sbattere normalmente contro la testa del conducente o del passeggero anteriore, procurandogli spesso un trauma cranico grave, spesso mortale. Così chi viaggia davanti, pur indossando la cintura, se dietro trasporta una persona non alloggiata corre pericoli gravissimi.

Parte da questa situazione la campagna “Stringiamoci alla vita” voluta dall’Asaps, associazione amici Polizia stradale, “Una campagna, spiega il presidente Giordano Biserni, che serve a sottolineare più in generale l’importanza delle cinture visto che in Italia tre italiani su 10 non abbiano compreso che l’uso delle cinture, prima ancora di essere osservanza della legge, è un dovere verso se stessi e verso i propri cari. Tutti gli studi svolti, infatti, indicano che le cinture possono concretamente aiutarci a mantenerci in salute nel malaugurato caso si sia coinvolti in un incidente, anche a bassa velocità. Insomma un semplice click moltiplica per 10 le vostre probabilità di sopravvivenza”.

I numeri parlano chiaro e non lasciano scampo: le cinture vengono usate con molta diversità da regione a regione, e principalmente fuori dei centri abitati da quasi l’80% dei conducenti e passeggeri anteriori. in città, la media di utilizzo è del 70% (80% al Nord, 65% al Centro, 55% al Sud), ma solo per quanto riguarda, sempre, i posti anteriori.

Insomma tutti pensano che le cinture servano solo in autostrada e sulle strade extraurbane, ma questo è un errore imperdonabile perché in realtà le cinture sviluppano il massimo della loro efficacia fra i 30 e i 110 Km/h. Con la punta massima di differenza nei dati della mortalità fra i 40 e i 70 km/h. Stesso discorso per i seggiolini dei bambini.

Ma che efficacia potrebbe avere una massiccia campagna per l’uso delle cinture di sicurezza? E’ stato calcolato dalla Ue che si potrebbero realisticamente salvare almeno 4.300 vite e 275.000 feriti. In Italia tutto questo porterebbe a salvare circa 5-600 vite e 30.000 feriti l’anno.

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